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Abbandono, Intuizione,
Intenzione: in altre parole, Amore.
Sergio Scialanca – 4 Febbraio
2005 – Sede IFeN di Roma
Io per domani ho preparato una cosa veramente
intensa. Chi mi conosce sorride perché sa che quando dico questo è vero. Con
l’intenzione di non fare qualcosa che sia semplicemente un assaggio, ma una cosa
concreta, qualcosa che vi possa effettivamente servire si che vogliate
utilizzarlo come punto di partenza per un lavoro più profondo e preciso, sia che
vogliate prenderlo, metterlo in tasca e tirarlo fuori quando vi fa comodo.
Quindi ho confezionato questo “prodotto” perché
ho sentito l’esigenza di progettare questa cosa perché secondo me – non se se è
una mia sensazione del momento o altro – questo è il momento di FARE. Non è
tanto il momento di parlare, di parlarci addosso, di pensare, di fare pensiero
pensato… è il momento di passare all’azione. Un’azione concreta che ci riguardi
in quanto esseri umani. Dobbiamo fare qualcosa. Quello che possiamo fare è
sufficientemente limitato, nel senso che nessuno di noi è in grado di cambiare
il mondo e probabilmente è ben poco in grado di cambiare le cose che gli stanno
più vicine, però ha la possibilità di cambiare se stesso, che è una cosa
assolutamente fondamentale.
Noi lavoriamo con l’energia. Quando dico che
lavoriamo CON l’energia intendo dire che in qualche modo facciamo qualcosa che
ci rende amici dell’Energia, parliamo con il linguaggio dell’Energia perché
l’Energia ci intenda. E non è una cosa assolutamente semplice. Perché la maggior
parte di quanti affermano di lavorare con l’energia trattano l’energia
disponibile: per quanto mi riguarda cerco di trattare l’Energia NON disponibile.
E questo è il risultato di moltissimi anni di lavoro su di me ed è quello che ho
cercato nel seminario precedente di illustrare in modo molto teorico quando
cercando di raccontare come il concetto di Energia Vitale - sebbene in qualche
modo impacchettato da Reich per l’oggi, per le persone che oggi vivono – è un
concetto eterno, esiste da sempre, da che l’Uomo ha memoria. Ed attraversa tutte
le culture e le conoscenze, che siano scientifiche, prescientifiche o
filosofiche o altro. Tanto che, mentre Reich scopriva (e questo è ciò che a noi
serve di più) sul piano dell’esperienza clinica come l’Energia Vitale si
comportasse all’interno dell’organismo umano inteso nella sua complessità,
Federico Navarro, che ancora non era entrato in contatto con gli studi di Reich
aveva già intuito, o conosciuto, comportamenti dell’Energia Vitale ancora più
profondi di quelli che Reich riuscì ad indagare. Questo perché le sue conoscenze
venivano da molto molto molto lontano.
Quando poi Federico Navarro entrò in contatto con
Reich si mise a fare un lavoro di sistematizzazione di tutto quanto Reich aveva
fino a quel momento scoperto e rese tutto questo applicabile sul piano di quella
che viene chiamata vegetoterapia carattero-analitica che è qualcosa di più ampio
di una psicoterapia anche se dalla psicoterapia trae origine.
Quindi noi abbiamo a disposizione delle tecniche
molto molto efficaci, ma non dobbiamo dimenticare minimamente che tecniche
altrettanto efficaci, anzi più efficaci, di utilizzo dell’Energia Vitale erano
già note in tempi antichissimi. Sto parlando di almeno ottomila anni fa, per
quello che è dato di conoscere, ad esempio nell’Antico Egitto.
Erano tecniche molto raffinate, che venivano
utilizzate in modo efficacissimo, anche all’epoca. Adatte però a una mentalità,
a un tipo d’approccio, a una cultura, che erano quelle dell’epoca. Una cosa
fondamentale è tenere presente che il nostro modo di essere, oggi, è un modo
mondo mentale, o molto mentalistico, e questo deriva dal fatto che nell’antica
Grecia fu prodotto il pensiero logico, analitico. Ma prima di questo non c’era
questo tipo di pensiero, che per noi è normale… il nostro è un pensiero scisso…
prima di questo c’era un altro tipo di pensiero, quello intuitivo. Si parlava di
intelligenza del cuore. Noi non possiamo neanche immaginare che cosa sia
l’intelligenza del cuore, il cuore come organo del pensiero, per noi è una cosa
assurda, una ingenuità di chi non conosceva l’anatomia. Viceversa la conoscevano
benissimo, ma utilizzavano delle forme di pensiero totalmente diverse,
analogiche, simboliche…E quindi in questo senso le tecniche più antiche oggi
risulterebbero di difficile comprensione e attuazione se non fossero adattate al
nostro tipo di mentalità.
Personalmente mi sono sforzato di integrare nella
vegetoterapia carattero-analitica alcune di queste tecniche. Integrarle
significa anche adattarle a noi, ma con il desiderio anche di fornire qualche
possibilità di riallacciarci ad un tipo di mentalità implicita, questa famosa
intelligenza del cuore.
Per molti di noi è persino difficile percepirlo,
il cuore. Il cuore come organo. Figuriamoci quanto sia complesso concepire che
sia il cuore l’origine del nostro pensiero.
Come Reich scoprì, o credette di scoprire, da una
fonte energetica, un nucleo, che si trova al centro di ciascuno di noi si
diparte un flusso energetico unitario, in cui esiste in cui esiste quella che
lui definì unità soma-psiche; però esiste anche, a un certo punto, una sorta di
impedimento, che determina una scissione, e crea l’antitesi soma-psiche: due
correnti che in qualche modo si contrastano tra di loro. Complessivamente nel
pensiero reichiano, questa era una cosa che pur essendo alla base di ogni
funzionamento umano, doveva essere ricondotta all’unità somatopsichica iniziale.
Qui Reich in parte riscoprì cose già note, che Federico Navarro già conosceva e
che comunque risalgono all’Egitto, e cioè che esiste in effetti un nucleo
energetico centrale rispetto alla nostra unicità-unità – che Navarro definì En,
ciò che è dentro; o in altre culture viene definito Ente, ciò che è -; e però
Navarro con molta acutezza comprese che questo nucleo non era isolato, ma era in
comunicazione con una Fonte Energetica Cosmica ed era esso stesso, questo stesso
nucleo, che entrando in contatto con il flusso dell’Energia Cosmica, determinava
la scissione, la dualizzazione dell’Energia. Questa dualizzazione era necessaria
perché è la fonte di ogni vita, la fonte della creazione, determina la
polarizzazione e la relazione tra i due poli, che non sono più in
contrapposizione ma sono complementari e quindi il nucleo ha una funzione di
concentrazione energetica, ma contemporaneamente di capacità reattiva. La
dualizzazione è tanto necessaria che noi siamo fondati sul 2, tutto in noi è
duale, siamo un’unità duale, due occhi due braccia due gambe…parte destra, parte
sinistra… Quindi questa dualizzazione è necessaria.
Quello che è importante dire è che - al di là del
fatto che esistano realmente nella nostra vita di tutti i giorni delle
contraddizioni, una reazione reciproca tra le nostre due polarità - è necessario
pensare che questa cosa è la Vita.
Quindi, sebbene noi abbiamo a volte delle
sofferenze per la nostra difficoltà di mettere insieme due parti di noi che
sembrano contraddirsi, questa difficoltà deve essere presa in senso positivo.
Occorre dire: ho una difficoltà, quindi sono vitale. Che è un taglio
completamente diverso rispetto a quello di sentirsi dei malati perché ci sente
in conflitto.
Questa intanto è un’impostazione che è molto più
ottimistica di quelle correnti… io ho difficoltà a pensare che ci siano delle
patologie nel mondo dell’interazione energetica soma-psiche. Ci sono delle
sofferenze, ma sono nella direzione di indicarci una necessità evolutiva. Ogni
volta che noi riusciamo a ricomporre una contraddizione, in realtà abbiamo fatto
un processo di riunificazione che prevede automaticamente una successiva
scissione. E’ la vita che è fatta così. Fa sempre questo. Il problema è di
sentirlo come Vita!
Ma c’è dell’altro: in questo 2, che noi ce ne
accorgiamo o meno (e ce ne accorgiamo poco), c’è sempre un 3. C’è sempre una
relazione, tra questi 2, che è di fatto una relazione di complementarietà. Che
vuol dire: che non c’è odio se non c’è amore, non c’è amore se non c’è odio. Non
esiste nulla in sé, in assoluto. Le due cose non si elidono a vicenda, ma si
affermano a vicenda. Perché noi possiamo riconoscere – per come siamo fatti, a
causa della nostra struttura duale – l’amore solo in quanto conosciamo l’odio e
viceversa. Quindi, l’apparire di una delle due cose non uccide l’altra, ma la
conferma. Per cui tutto questo è sempre molto… in movimento. E d’altra parte
ogni riunificazione prevede il terzo, l’elemento di comunicazione che diventa
fondante.
Mi spiego meglio: come sapete, se veramente le
cose che sono in contraddizione in noi sono delle polarizzazioni, che hanno una
valenza per così dire positiva o negativa, esiste tra di loro una forza di
attrazione. Il principio funzionale di attrazione dell’Energia Vitale era
chiamato in Egitto “mer”, che vuol dire “amore”. Epperò è un amore che è
funzione e non riguarda l’aspetto del sentimento. Per noi, oggi, l’amore è un
sentimento. In realtà, in quella visione, è esclusivamente una funzione. Per
farvi capire meglio questo concetto adesso vi leggo la dedica che un filosofo
archeologo che studiò l’Antico Egitto, che si chiama Schwaller de Lubicz fece
sul suo ultimo libro, pubblicato postumo, che è una specie di suo testamento
spirituale. E’ una cosa molto bella anche perché… a me personalmente ha sempre
molto commosso, anche se è difficile capire cosa dice, che vuole dire costui… la
dedica è questa:
“Omaggio all’aridità sensuale dell’impero dei
Maestri dominatori dell’animalità umana, che si perpetuano attraverso lo Spirito
nello Spirito, fuori del Tempo, apparendo e scomparendo agli occhi degli uomini,
senza nome, non importa dove e ovunque.”
Va be’, non so come vi sia arrivata questa cosa,
comunque, per quello che ci concerne qui, mi serve di sottolineare questa
“aridità sensuale”. Che vuol dire che nel flusso energetico in sé, la funzione,
non vi è sensualità. Non vi è cioè risposta dei sensi. Se non fosse per il fatto
che quel nucleo energetico di cui parlavo prima, che Navarro definisce En, entra
in reazione con quel flusso; é questo fatto che ci permette di percepire il
flusso. Poi, a seconda della nostra struttura, energetica e caratteriale, questo
flusso assume delle colorazioni: abbiamo sensazione ed abbiamo emozioni in
conseguenza di questo flusso e in relazione a come siamo fatti. Il che ci aiuta
moltissimo per quanto riguarda la mappa della nostra individualità irripetibile…
non c’è niente per cui una persona possa ricadere in uno schema di qualsiasi
tipo…, ma è proprio attraverso la conoscenza di quello che ci accade
quando il flusso energetico ci attraversa, che noi possiamo risalire al nostro
En.
Per far questo, abbiamo bisogno di attraversare,
nel modo che per ciascuno è possibile ed anche necessario, la nostra
personalità, quella che definiamo “Io”, che gli Egizi chiamavano Inek e che
dicevano essere “una forza naturale cieca, che appare come la vera natura,
mentre non è che il riflesso del ka”; ora, il ka è l’essenza energetica
somatica.
Quindi il soma è quello che ci dà la possibilità
di contattare il nucleo energetico, ci mette nella condizione di conoscere la
nostra personalità, ci consente – se vogliamo andare avanti oltre questo
percorso – di “destrutturare e ristrutturare” (uso una terminologia surrealista)
la nostra personalità. Perché molte volte la nostra personalità si identifica
con la nostra corazza, quella struttura identificata da Reich, detta appunto
corazza muscolo-caratteriale perché è l’insieme delle opposizioni somatiche,
muscolari che noi opponiamo al flusso dell’Energia. Questo perché, se nel
processo l’Inek, questo “Io”, finisse per identificarsi con l’En, con il nucleo
energetico, non vi sarebbe più alcuna difficoltà a entrare in contatto con
l’Energia Cosmica, come Fonte della Vita. E questo ci avrebbe consentito di
realizzare un totale atto d’Amore, a questo punto, verso la Vita in Sé, la Fonte
della nostra Vita.
Ma vi dico tutto questo anche per sottolineare
una impostazione che io voglio dare al mio lavoro.
La vegetoterapia si occupa dell’energia presente
nell’individuo trattato, e questo è un piano sicuramente importante, nella
relazione che si stabilisce tra “terapeuta” e “paziente”. Ma se fosse possibile
all’interno di questa relazione tener sempre presente la Fonte Cosmica
dell’Energia, sarebbe molto meglio. E’ questo che io cerco personalmente di
fare; avendo in qualche modo imparato a parlare il linguaggio dell’Energia ed
aver anche ottenuto… un “lasciapassare”, perché non basta parlare il linguaggio,
bisogna che Qualcuno risponda! E quindi, quando si lavora insieme, quando io
lavoro con le persone, cerco in questo senso di rendere il lavoro più profondo
possibile; al di là della possibilità che io stesso e chi lavora con me abbiamo
di comprendere che questo collegamento c’è. Perché noi siamo abbastanza sordi,
non siamo abituati a riconoscere i segni, i segnali, che cosa ci accade…, no, di
solito la nostra attenzione è focalizzata su un nostro problema, che qualche
volta è di tipo contingente, il che va bene…, ma questa focalizzazione ci
impedisce di vedere gli effetti al contorno e qualche volta anche di dare un
senso a quel problema che abbiamo, di vedere il suo vero valore.
Ecco, non mi pare di voler dire molto di più… se
qualcuno ha delle osservazioni da fare, se ha qualcosa da dire, ne parliamo.

Domande e risposte di Sergio
Scialanca
CHI è - il nostro referente per Comunicazione Energetica.

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